PR/ 231 - Programma di studio in materia di tutela, riqualificazione e salvaguardia del territorio e della Laguna di Venezia
Il Servizio Tutela delle Acque Interne del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha affidato all'ICRAM una serie di studi in materia di salvaguardia della Laguna di Venezia, raggruppati per aree tematiche. Il Programma di studio ha fornito un primo sostanziale apporto di conoscenze per una valutazione complessiva dell'ecosistema lagunare. Le tematiche affrontate, suddivise in schede tecniche, hanno compreso: la cartografia, le norme e i vincoli del sistema lagunare, la qualità ambientale della laguna, l'apporto e la perdita dei sedimenti lagunari, la molluschicoltura e la pesca.
Per ciascun tema si sono raccolti tutti gli studi disponibili che sono custoditi al Ministero dell'Ambiente e nella sede ICRAM. Si sono poi fornite elaborazioni e valutazioni per ciascun ambito di ricerca. I lavori proseguiranno per tutto il 2003 con ulteriori approfondimenti, mentre per il 2004 e il 2005 si sono prospettate campagne di monitoraggio e attività sperimentali in loco. I risultati del primo biennio di studi saranno raccolti in un libro di prossima pubblicazione. Sono qui sintetizzate alcune delle elaborazioni e delle valutazioni suddivise per ciascuna scheda tecnica.
In primo luogo si è realizzata una cartografia della laguna che è servita come base per georeferenziare e rappresentare le elaborazioni di ciascuna scheda, fra queste: la mappatura dell'inquinamento dei fondali lagunari e quella delle aree date in concessione per la pesca alle vongole “filippine” (Tapes philippinarum) e la cartografia sulle presenza delle fanerogame in laguna.
Una delle ricerche ha consentito di avere una visione completa dello stato di attuazione della legislazione speciale per Venezia (Legge 139/1992) con articolate le voci di spesa per ciascuno studio, progetto e intervento dello stato dal 1984 al 2002. Durante questo lasso di tempo sono stati assegnati finanziamenti per un totale di 5.420 milioni di Euro di cui spesi il 51%. Dagli studi effettuati risulta che gli obiettivi non sono stati, o sono stati solo in parte, raggiunti, come il caso delle opere per la ricostruzione e per la protezione delle barene in erosione (in pratica tratti di terra che vengono sommersi durante l'alta marea) e il recupero delle isole lagunari. Se si pensa che dei 549 chilometri quadrati della Laguna di Venezia il 25% è costituito da barene (67% da specchi d'acqua e 8% da isole), le cifre di cui parliamo sono ingenti.
Si è studiata la qualità della colonna d'acqua, dei sedimenti e del biota lagunare, è emerso che alcuni parametri superano i limiti imperativi degli obiettivi di qualità previsti dal D.M. 23.4.1998 (decreto Ronchi-Costa). E' stato esaminato, inoltre, l'andamento storico di alcuni dei parametri principali degli scarichi dello stabilimento petrolchimico. L'analisi ha dimostrato un notevole miglioramento delle caratteristiche degli scarichi a partire dalla fine degli anni '80, soprattutto per quanto riguarda l'azoto ammoniacale, ciò grazie alle opere di collettamento e alla depurazione biologica. Invece il bilancio dei carichi inquinanti in laguna (somma dei carichi del bacino scolante, Porto Marghera e ricadute atmosferiche) indica che viene abbondantemente superato il carico massimo ammissibile stabilito per l'azoto (6.000 T/anno attuali contro le 3.000 T/anno ammesse). Inoltre i dati di contaminazione delle vongole, relativi ai campioni analizzati nel periodo 1996-2000, sono stati messi in relazione alle normative italiane e internazionali; di particolare interesse è risultato il confronto con i valori guida proposti dall'E.P.A. (Environmental Protection Agency) per il rischio di cancro (1:100.000), dai quali risulta che per Esaclorobenzene e Benzopirene praticamente la totalità dei campioni è superiore ai valori limite.
Per quanto riguarda lo studio sui sedimenti si è ricostruita la batimetria del 1930, che a tutt'oggi non era disponibile, e si è confrontata con quella del 1970 e poi quest'ultima si è rapportata a quella del 1990 per avere un trend del bilancio sedimentologico lagunare. Ne è emerso che la media dell'erosione fra i due periodi (1930-70 e 1970-90) è stata sostanzialmente simile: circa 1.100.000 e 1.200.000 metri cubi per anno. Sono, invece, diverse le modalità delle erosioni e degli accumuli nei due periodi a confronto. Nei primi 50 anni l'erosione della laguna è avvenuta per l'effetto combinato di eustatismo (innalzamento del livello del mare) e di subsidenza (abbassamento del suolo) soprattutto a causa dell'uomo. Nel ventennio successivo, sempre l'uomo ha contribuito con la pesca e i dragaggi ad approfondire ulteriormente la laguna a cui si è aggiunta la costruzione dei nuovi canali (come il Canale dei Petroli).
Si è indagato, infine, l'effetto della pesca sui fondali che provoca l'asportazione dei sedimenti da parte delle correnti, la loro perdita e rideposizione nei canali. In aggiunta, l'asporto degli strati superficiali di sedimento riporta in superficie quelli sottostanti più inquinati in periodi precedenti. Si è riscontrata una omogeneizzazione nella distribuzione degli stessi inquinanti per la movimentazione dovuta sempre allo sforzo di pesca e un incremento dell'abusivismo che porta all'immissione sul mercato di prodotto pescato in aree altamente contaminate.
Gli studi intrapresi inducono a rivedere quanto pensato fino a ora: appare meno grave di quanto si ritenesse un tempo una pesca limitata e controllata in aree con buoni popolamenti di fanerogame, mentre appare molto grave e inammissibile nelle aree con popolamenti residui o in via di colonizzazione.
Referenti
CAPO DIPARTIMENTO E DIRIGENTE DI RICERCA - Dott. Massimo Gabellini
e-mail: m.gabellini@icram.org