PR – 229 - ASPIM - Identificazione e distribuzione nei mari italiani di specie non indigene
Responsabile del progetto Dott. Franco Andaloro
Scenario di riferimento
Il programma si muove in ambito delle azioni sulla conservazione della biodiversità che hanno riferimento alla penetrazione di specie non indigene in mediterraneo:
- Nuovo protocollo relativo alle aree specialmente protette della Convenzione di Barcellona art.13:
- le parti adottano tutte le misure appropriate per regolamentare l'Introduzione volontaria o accidentale, nella natura, di specie non indigene o OGM e per vietare quelle che potrebbero comportare effetti nocivi sugli ecosistemi, sugli habitat o sulle specie nelle zone di applicazione del presente protocollo
- le parti fanno ogni sforzo per attivare tutte le misure atte a sradicare specie già introdotte qualora risulti, a seguito di valutazione scientifica che tali specie provocano o sono suscettibili di provocare danni ad ecosistemi, habitat o specie nelle zone di applicazione del presente protocollo.
- Precautionary approach to capture fisheries and species introductions (FAO1995)
- The United Nations convention on biological diversity (UN 1994)
Obiettivi
Nell'ambito delle azioni che posso essere predisposte in recepimento dei dispositivi nazionali ed internazionali sulla tutela della biodiversità
1. Realizzazione di una banca dati on line ( da realizzarsi in ambito sidimar) sulla presenza delle specie non indigene in Mediterraneo realizzata attraverso una cartografia georeferenziata (GIS) che indichi la distribuzione delle specie nel bacino attraverso una analisi della letteratura esistente ed informazioni ottenute in tempo reale ( punto 2).
2. Realizzazione di una rete di esperti su base nazionali che abbiano accesso al sistema per potere inserire in tempo reale i dati relativi alla presenza di nuove specie e/o l'evoluzione spaziale e quantitativa delle specie esistenti.
3. Costituire un archivio delle segnalazioni di nuove specie così da garantire allo scopritore la proprietà del ritrovamento ma potere contemporaneamente consentire alla collettività di fruire dell'informazione.
4. Realizzare un Atlante tassonomico delle specie non indigene esistenti in Mediterraneo con le chiavi di classificazione per consentire alla collettività scientifica di disporre in tempo reale delle informazioni necessarie alla determinazione specifica di nuovi ritrovamenti. Tale atlante verrà aggiornato in tempo reale con le nuove specie ritrovate.
5. Identificazione delle specie indigene soggette a competizione o rischio genetico da parte delle specie non indigene
6. Studio della correlazione tra il successo di popolazioni invasive e stress delle popolazioni autoctone o degrado degli ecosistemi.
7. Identificazione delle fonti di penetrazione probabile per ogni specie
8. Check list delle specie marine non indigene e OGM utilizzate in acquacoltura ed acquariologia.
Programma di attività e Metodi
Il programma si sviluppa attraverso 4 fasi trasversali alle 5 azioni stabilite. Più in particolare sono stati identificati 18 esperti nazionali in ambito ai 5 gruppi tassonomici identificati come indicatori di processo e verranno assegnati 12 assegni di ricerca per giovani ricercatori da formare in ambito tassonomico; gli esperti e gli assegnasti, attraverso lo studio della letteratura scientifica, anche grigia, sulla tematica elaboreranno le informazioni per la realizzazione dell'atlante e della cartografia GIS sulla presenza e la distribuzione delle specie aliene in Mediterraneo e nei mari italiani in particolare. 2 esperti provvederanno alla realizzazione della ceck-list delle specie aliene e di eventuali OGM utilizzati in pesca ed acquicoltura ed il Laboratorio di biologia marina di Trieste con la Stazione zoologica di Napoli realizzerà gli studi sulle ballast water .
Risultati attesi
Poiché l'impatto specifico ed ecosistemico di una specie non indigena è legato alla sua distribuzione ed alla sua biomassa oltre che al livello trofico occupato ed alla vicinanza genetica con le specie autoctone presenti nell'area. Essendo oggi ampie le possibilità che una specie non indigena possa raggiungere il Mediterraneo è quindi necessario valutare se un ritrovamento sia riferito ad individui sperduti (strays) o ad invasori (invaders). La conoscenza della distribuzione spaziale e della biomassa di una specie aliena rappresenta l'aspetto prioritario di uno studio sulla penetrazione di faune e flore non indigene in Mediterraneo ed il loro impatto sulle specie autoctone, gli ecosistemi e gli habitat. Lo studio condotto consentirà pertanto di fornire all'Amministrazione le basi per l'adozione delle opportune iniziative scientifiche e normative al fine di controllare e, ove possibile, debellare, il fenomeno adempiendo ai dettati delle convenzioni internazionali .
Gruppo di lavoro: F. Andaloro, M. Vacchi, P. Jereb, Passerelli.
Referente
CAPO DIPARTIMENTO E DIRIGENTE DI RICERCA - Dott. Franco Andaloro
e-mail: f.andaloro@icram.org