Le attività dell'Icram sulle specie marine da tutelare riguardano due diversi aspetti:1) supporto tecnico - scientifico alla Pubblica Amministrazione (primariamente Ministero dell'Ambiente) nella elaborazione di normative nazionali ed internazionali relative alla conservazione della biodiversità marina, alla tutela e al recupero delle popolazioni di specie marine minacciate e alla gestione responsabile degli ecosistemi marini.2) attività di ricerca per migliorare le conoscenze di base sulle specie marine "a rischio" (particolarmente quelle mediterranee), riconoscere le maggiori cause di minaccia e definire le strategie più opportune per aumentare le possibilità di sopravvivenza e ricostituzione delle popolazioni di queste specie e di protezione dei loro habitat.Per quanto riguarda il primo aspetto, l'attuale maggior impegno dell'Icram consiste nella formulazione di quattro Piani d'Azione Nazionali relativi rispettivamente ai cetacei, alla foca monaca, alle tartarughe marine e ai pesci cartilaginei (squali, razze e chimere). Questi Piani d'Azione, attualmente in fase avanzata di stesura, sono stati sviluppati in base a specifiche sollecitazioni che nascono dall'impegno preso in campo internazionale dall'Italia per quanto riguarda le specie marine del Mediterraneo. Bisogna qui sostare e puntualizzare il tragitto fatto nelle politiche mondiali e Mediterranee per quanto riguarda la protezione delle specie e degli habitat marini per meglio comprendere perché ci si trova oggi a sviluppare tali Piani d'Azione. La protezione delle specie marine in Italia, si basa su provvedimenti nazionali derivanti da convenzioni internazionali come la Convenzione di Washington, di Berna e di Bonn, accolte e ratificate in Italia all'inizio degli anni 80. L'applicazione di queste convenzioni prevede rispettivamente il divieto di commercio di specie protette, la protezione (divieto di caccia, disturbo a siti riproduttivi) delle specie minacciate e lo sviluppo di accordi specifici tra i paesi contraenti per la conservazione di specie migratrici. Le leggi di ratifica in questione trattano predominantemente le misure di protezione legale conferite alle specie elencate nelle relative liste, costituite da specie di flora e fauna terrestre e marina ma non richiedono nè prevedono le attività connesse a ciò che costituisce una solida politica di conservazione; quelle attività che prevedono misure di gestione, di ricerca applicata, di formazione di personale, di divulgazione, di tutto ciò che richiede un coordinamento nazionale da parte della Pubblica Amministrazione. Negli anni 90 le politiche ambientali sono state sviluppate ulteriormente in base alle direttive dettate da un grande incontro mondiale che si è tenuto nel 1992 a Rio de Janeiro ed ha dato forma all'attuale Convenzione sulla Biodiversità. Questa ha identificato la necessità ad impegnarsi nella protezione di quegli elementi che caratterizzano la diversità biologica marina, costituita dall'insieme di ambienti e specie. Questa accentuazione ha sottoposto l'Italia alla ratifica di due strumenti legislativi: la Direttiva Comunitaria Habitat, ratificata nel 1997 e il Protocollo sulle Aree Speciali Protette e la Diversità Biologica del Mediterraneo, della Convenzione di Barcellona, ratificato nel 1999. Ma cosa significano questi strumenti legislativi e che impatto hanno su ciò che il paese si impegna a garantire in seguito alla ratifica? E che cosa implicano questi per quanto concerne l'Icram ed il suo ruolo di supporto scientifico alla Pubblica Amministrazione nell'ambito delle specie marine protette? La risposta è semplice. Ai Paesi che accolgono la Convenzione di Barcellona si richiede di sviluppare dei Piani di Azione Nazionali costituiti da strategie specifiche per la conservazione della diversità biologica e l'uso sostenibile delle risorse marine mediterranee. I piani includono l'identificazione di specie che richiedono una protezione speciale, la loro conservazione tramite l'istituzione di aree protette speciali siano esse costiere che di alto mare, delle attività di monitoraggio e conoscenza dello stato di conservazione delle specie e delle aree marine di particolare interesse, la valutazione delle misure prese, l'attuazione di ulteriori misure di gestione e l'avvio di piani di recupero. La qualità innovativa di queste politiche degli anni '90 richiede dunque lo sviluppo di una strategia che non riguarda solo le norme di protezione legislative ma anche una gestione complessiva e continuativa delle specie marine.
ATTIVITA' DI RICERCA
Nell’ambito dell’area tematica “Specie e Habitat protetti” i programmi di ricerca e di attività sono principalmente indirizzati all’identificazione alla acquisizione di nuove informazioni per favorire la salvaguardia di habitat e specie meritevoli di protezione e al supporto delle pubbliche amministrazioni nell’adempimento degli impegni contratti dall’Italia in ambito internazionale:
PR229 - ASPIM Identificazione e distribuzione nei mari italiani di specie non indigene
Documentario "Le tartarughe marine". Prodotto in occasione della Prima Conferenza mediterranea sulle tartarughe marine. Roma 24-27 ottobre 2001 Durata 5' 20"