PR/117: STUDIO DEGLI EFFETTI DELLA PESCA CON IL "RAPIDO"
O. Giovanardi , Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare, ICRAM,
Loc. Brondolo 30015 CHIOGGIA (Ve)
Parole chiave: pesca a strascico, comunità bentoniche, rapido, impatto, Adriatico.
Nel panorama della pesca a strascico in Mediterraneo, l'uso del ‘rapido' è in pratica diffuso solo nel mare Adriatico. Questo programma di ricerca è iniziato da pochi mesi. Comunque nel corso di una sperimentazione preliminare è stata effettuata una indagine presso la Marineria di Chioggia (Venezia), una delle più rappresentative per questa attività. Fra le altre cose, sono state effettuate delle pescate sperimentali in un tratto costiero lungo il litorale veneziano (2-3 miglia dalla costa). L'attrezzo è stato calato in due aree: una chiusa ad ogni attività di pesca a strascico ed un'altra utilizzata per la pesca commerciale; sono inoltre stati compiuti uno o più passaggi consecutivi così da simulare anche una situazione di pesca commerciale. Dopo il passaggio dell'attrezzo, venivano raccolti campioni di sedimento mediante sorbona ad aria all'interno dell'area trattata ed in una vicina area di controllo. I risultati ottenuti indicano che il passaggio produce nel sedimento un solco di circa 7 cm di profondità. Il passaggio con il rapido produce effetti di disturbo sulla comunità macrobentonica; dopo le pescate sperimentali in tutte le stazioni i valori di abbondanza media nostrano differenze statisticamente significative rispetto ai relativi controlli. Tali differenze sono inferiori nell'area normalmente usata per la pesca commerciale, dove per la biomassa non si raggiunge la significatività. I tempi di recupero sono risultati relativamente brevi, se confrontati con altri attrezzi quali ad esempio la draga idraulica utilizzata per la pesca di Chamelea gallina. Dopo 15 giorni le differenze tra area trattata e controllo risultano sempre non significative. L'analisi degli indici di diversità indica tuttavia che non è avvenuto ancora un completo recupero, in quanto i controlli mostrano sempre valori più elevati delle aree trattate.
Le osservazioni non quantitative condotte a bordo di imbarcazioni commerciali indicano che i tempi necessari per lo smistamento di tutto il pescato sono abbastanza elevati, circa 1-2 ore, e tali da far sì che spesso parte degli organismi scartati venga rigettata in mare ormai morta. Tuttavia uno studio condotto utilizzando il "beamtrawl" (Kaiser and Spencer, 1995) ha evidenziato come i danneggiamenti e la mortalità degli organismi non commerciali sia altamente variabile e sia in stretta correlazione con i diversi gruppi tassonomici. E' in corso una indagine specifica su questo argomento.
Si è potuto verificare che sulle imbarcazioni per la pesca dei Pectinidi il rapporto cattura commerciale/cattura non commerciale varia da 1 a 3. E' facile dunque, valutando le catture per barca, intuire gli effetti di questa pesca sulle comunità bentoniche.
Una valutazione degli effetti a lungo termine di un attrezzo sulle comunità bentoniche necessita, come evidenziato da vari autori, di un confronto con aree mai interessate prima dall'azione di pesca. Bisogna considerare infatti che gli effetti misurabili sulle comunità bentoniche risultano ridotti in zone in cui la pesca commerciale è esercitata con regolarità, come avviene da ormai trent'anni in Adriatico per il rapido e da molto più tempo per la rete a strascico classica.
Lo studio effettuato dimostra come questo attrezzo possa essere considerato, nell'ambito della pesca a strascico, tra quelli a maggiore impatto sulle biocenosi bentoniche e quindi sia necessaria un'attenta regolamentazione d'uso. Ci sembra di poter affermare che, visti i risultati preliminari ottenuti e data la situazione generale della pesca a strascico in Adriatico, sia auspicabile porre estrema cautela nella gestione delle risorse ittiche demersali di questo mare. L'ecosistema sembra infatti mostrare a medio-lungo termine segni di crisi o quantomeno di sofferenza. Esemplificativo, a questo riguardo, la situazione dello stock di Pecten jacobaeus per il quale si sono registrati ciclicamente negli anni: la scomparsa dei principali banchi, fenomeni di reclutamento occasionale, come nel 1994 e nel 1995, l'introduzione di provvedimenti locali ed occasionali relativi alla riduzione della taglia commerciale. Nel caso delle sogliole, invece, esiste un considerevole sforzo di pesca nei mesi tardo autunnali, in occasione della migrazione di questa specie dalle aree "nursery" lagunari e costiere verso zone più profonde. Si tratta, in genere, di individui della classe 0 che vengono catturati prematuramente. In questo caso appaiono utili misure specifiche di regolamentazione che limitino l'uso dei rapidi sottocosta in tale periodo.
DOCUMENTARY:
The impact caused by toothed dredges
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