Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare

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PR/74: UTILIZZO DI AREE ESPOSTE E DI PIATTAFORME OFFSHORE DISMESSE AI FINI DELL'INCREMENTO DELLA PRODUZIONE ITTICA

  1. Giovanardi, Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare, ICRAM,

Loc. Brondolo 30015 Chioggia (Ve)

Parole Chiave: maricoltura offshore, piattaforme dismesse, gestione automatica a distanza, Adriatico

 

Il progetto di ricerca, afferente al III Piano Triennale della Pesca e Acquacoltura, intende individuare soluzioni pratiche che consentano di utilizzazione strutture offshore già esistenti, quali le piattaforme metanifere presenti in Adriatico, che, una volta dismesse, potrebbero costituire un valido supporto logistico per la sistemazione dei materiali necessari (mangimi, sistemi di alimentazione, ecc.) oltre che, ovviamente, a collocare un sistema di controllo remoto necessario per la conduzione "in automatico" di attività di pescicoltura in gabbie sommerse.

La sperimentazione, attualmente ancora in corso, si propone quindi la messa a punto di attrezzature e servizi atti a sviluppare un sistema di controllo e gestione di un impianto pilota per l'allevamento ittico situato in area offshore, il successivo utilizzo sperimentale nel corso dell'allevamento e la valutazione dell'effetto F.A.D. ("Fish Aggregating Device").

A seguito di notevoli difficoltà (normative e pratiche) incontrate nel disporre dell'uso di una piattaforma metanifera dismessa, per altro a suo tempo già individuata al largo di Ravenna con la collaborazione dell'AGIP-ENI, si è ritenuto opportuno procedere comunque utilizzando quale piattaforma fissa una struttura analoga, seppure di dimensioni più ridotte, presente presso l'impianto di molluschicoltura di proprietà dell'Associazione Produttori Pesca di Cattolica, situata a circa 1,5 miglia dalla costa e posizionata su una batimetrica di circa 11 m.

Alla data odierna (ottobre 1998) è in corso un allevamento sperimentale di orate (Sparus aurata) in 2 gabbie sommerse posizionate in corrispondenza di tale piattaforma. Il sistema è stato progettato per rendere autonoma (per almeno 2 settimane) e completamente controllabile da terra la gestione dell'alimentazione. Si stanno usando semplici gabbie di recente ideazione, dotate di notevole elasticità, che hanno mostrato di sopportare le avverse condizioni meteomarine tipiche dell'alto e medio Adriatico. Un aspetto fondamentale è stata la realizzazione e la messa a punto del sistema di controllo. In sintesi esso è costituito da due unità principali. La prima, situata sulla piattaforma, esplica differenti funzioni, tra cui: la gestione di moduli relativi alla fornitura del cibo ed al controllo di parametri idrologici; la registrazione dei dati locali; l'attivazione delle funzioni di controllo e di allarme; l'interfaccia con il sistema di trasmissione via radio da e verso costa. La seconda unità, situata a terra, consente agli operatori a terra di gestire le differenti funzioni installate sulla piattaforma, e più precisamente permette: il controllo remoto del sistema di alimentazione; la gestione degli allarmi; la gestione delle informazioni registrate per la compilazione di statistiche inerenti il quantitativo di alimento fornito, la temperatura a livello delle gabbie; l'interfaccia con il sistema di trasmissione da e verso l'impianto. Il sistema a terra è costituito da un PC munito di un software di monitoraggio e controllo che effettua automaticamente la supervisione dell'impianto; al PC è connesso un trasmettitore radio, banda UHF, che consente il collegamento con l'impianto a mare. Il sistema a mare è costituito da una unità di controllo e da diversi moduli che esplicano le seguenti funzioni: la fornitura automatica dell'alimentazione; il controllo della temperatura a livello delle gabbie; la fornitura di energia; la trasmissione dei dati. Seppure la sperimentazione sia ancora in corso, i risultati fino ad ora raggiunti confermano la validità del sistema messo a punto. Nel corso della prova non si sono verificati inconvenienti (almeno fin ad ora) tali da comprometterne l'esito, e gli aggiustamenti apportati hanno consentito di modulare il sistema sulla base delle esigenze emerse di volta in volta. Il progetto presenta comunque le caratteristiche di esperienza pilota e rimane la necessità di verificare la validità delle soluzioni approntate trasferendole ad esperienze di dimensioni commerciali.

Dal punto di vista generale nonostante i vari interessi che sono emersi in questi ultimi anni a livello nazionale ed internazionale sul tema dell'utilizzazione di strutture offshore dismesse a scopo di maricoltura o altri scopi produttivi e commerciali non si è giunti ancora a risolvere i grandi problemi di carattere normativo, economico, pratico (ad es. la responsabilità della sicurezza e della gestione, i costi di manutenzione di piattaforme di grandi dimensioni, ecc.). Questa U.O. attualmente sta seguendo una esperienza pilota di utilizzazione di parti sommerse di strutture dismesse in acciaio, non trattate e già colonizzate da vari organismi "fouling", da posizionare, secondo precisi criteri, in una vicina area di "tutela biologica" posta al largo di Ravenna, allo scopo di proteggere ed aumentare la fauna e la flora presente su quei fondo mobili, con possibili benefici per le aree di pesca che circondano queste strutture artificiali riconvertite nella loro destinazione d'uso.

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